La Storia di Ethereum (Parte 2)

Nella prima parte della serie “La Storia di Ethereum” (Clicca qui per leggerlo) ti ho decritto i primi anni di esistenza della rete, la prima organizzazione decentralizzata – The DAO – e il suo conseguente collasso, che ha portato alla divisione della catena in due e all’emergere di un’organizzazione indipendente denominata Ethereum Classic.

Nell’articolo di oggi, andremo a rivivere assieme gli eventi accaduti alla rete dopo i vari ‘hard fork, i principali aggiornamenti della rete, alcune funzionalità della blockchain e il boom delle ICO del 2017.

Nel primo articolo mi avete chiesto, come mai ha voluto trattare la storia di Ethereum?

La risposta è semplice, ma te lo dirò alla fine, quindi se vuoi saperla continua a leggere le altre parti anche :D

Indice Paragrafi

Resistenza agli attacchi DDoS

Le controversie relative alla divisione della catena con la nascita di ETC (Ethereum Classic) e gli eventi come il progetto The DAO non furono ancora risolti, e a settembre 2016 la rete fu oggetto di un attacco DDoS.

Gli aggressori inviarono molteplici spam alla rete con transazioni vuote, che causarono problemi durante l’avvio delle transazioni e l’inclusione in blocchi. La vulnerabilità fu rilevata nell’implementazione del protocollo “Go” (una delle tre implementazioni originali insieme a C ++ e Python del protocollo Ethereum) a causa anche dal basso costo del gas per eseguire il codice operativo durante le transazioni. (oggi abbiamo un problema contrario invece il costo del gas è alle stelle, ma quella è un’altra storia di cui parleremo più avanti).

Le transazioni degli aggressori avviavano operazioni di input / output (in entrata e uscita) più di 50 mila volte per blocco.

Questo tipo di attacco è chiamato “denial of service” (Dos) e quando proviene da più fronti e su tutta la rete è un DDos (Distribuited Denial of Service). Dopo aver eseguito un gran numero di operazioni a basso costo, ma con requisiti di elaborazione elevati sul lato client, gli aggressori sono stati in grado di ritardare le transazioni in rete, rallentando la macchina virtuale di Ethereum.

Così per aumentare la stabilità della rete, il 18 ottobre dello stesso anno fu eseguito un hard fork non programmato chiamato “Tangerine Whistle”.

Il “Whistle” aveva lo scopo di aumentare il costo di esecuzione di alcuni codici operativi a un livello tale da massimizzare il costo di un possibile attacco. Questi cambiamenti hanno reso gli attacchi economicamente non redditizi ma non ha impedito comunque che accadessero.

Oltre alla vulnerabilità relativa ai codici operativi, gli aggressori ne hanno utilizzato un altro, relativo all’aggiunta di account vuoti.

Precisiamo che il modo in cui è organizzato Ethereum differisce da quello nel protocollo Bitcoin.

Bitcoin utilizza un modello UTXO, che sta per “Unspent Transaction Output” in altre parole, calcola gli avanzi delle transazioni, quindi praticamente, e senza entrare nei tecnicismi, i nodi nella rete Bitcoin mantengono una blockchain che memorizza tutti i set UTXO disponibili per la spesa.

Ciascuno dei nodi tiene traccia di tutti gli UTXO, controllando ogni transazione di ogni blocco durante la formazione della blockchain. Tracciare le monete non spese è molto più conveniente che tracciare ciascuna transazione separatamente, ed è anche più veloce.

La rete Ethereum invece utilizza un “Account Model”, in cui sono presenti due tipologie di account: esterno (gestito da chiavi private) e contrattuale (controllato da un determinato codice specificato nelle condizioni del relativo contratto), e con gli account esterni, è possibile creare una transazione utilizzando una chiave privata.

Come avvenne l’Attacco?

Durante l’attacco alla rete, gli aggressori creavano account vuoti trasferendo ripetutamente zero ETH. Poiché gli account non contenevano né il codice del contratto intelligente né alcun valore o dato da inviare, risultavano inutili ma dannose.

Infatti dal momento che le transazioni venivano effettuate il risultato era che venivano memorizzate in blockchain, e così aumentavano le sue dimensioni e ritardavano ulteriormente altre transazioni reali. Furono effettuati attacchi da 8 milioni di indirizzi vuoti aumentando il tempo di generazione dei blocchi di 1-2 secondi e intasando così la rete.

Il 22 novembre venne lanciato così un altro hard fork chiamato “Spurious Dragon”, costituito da diversi aggiornamenti, che hanno eliminato le conseguenze degli attacchi precedenti, modificato il costo di alcuni codici operativi e rimosso gli account vuoti dalla blockchain.

Il boom delle ICO

Il 2017 è stato l’anno che definisco di Super Campagna Pubblicitaria del mondo crypto senza precedenti, che ha portato a nuovi RECORD e successivamente alla delusione di chi era nuovo nel settore (gli agnelli sacrificali o meglio le pecore) e ad una caduta dell’intero mercato delle criptovalute.

Un disastro dirai, non credi?

E invece no perchè da li a poco tempo il mercato ha iniziato a ripulirsi un pò (ancora ce ne è di shit in giro eh) e a svilupparsi nel mondo che conta, quello della Fintech vera e delle grandi istituzioni, ma vediamo bene come sono accaduti gli eventi.

Alla fine di agosto 2017, Ethereum ospitava circa 6.000 token e solo 50 di essi avevano una liquidità giornaliera di oltre 1 milione di dollari, oggi sembrano caramelle lo so.

Nel 2017, il numero di fondi raccolti tramite ICO era 40 volte superiore all’anno precedente e ammontava a $ 3,8 miliardi.

Il progetto più grande nel 2016, che ha raccolto 16,5 milioni di dollari, è stato Waves, mentre nel 2017 il progetto Hdac ha raccolto 258 milioni di dollari, in solo un anno la differenza è stata abissale, e questa differenza l’ha fatta il mercato degli “Agnelli Sacrificali“.

Il picco di crescita delle ICO si è verificato a dicembre 2017, dopodiché il trend ha iniziato a diminuire drasticamente anche perchè molti agnelli avevano saziato gli squali.

Crollo o Nascita?

Il 17 dicembre, Bitcoin ha raggiunto i $ 20.000, e li ha raggiunti grazie alle ICO, è inutile dire che li ha raggiunti perchè la gente credeva in bitcoin, ma perchè la gente comprava shitcoin scambiandoli per bitcoin o ethereum pensando di diventare starmilionaria e comprarsi le Lambo.

Durante la caduta del prezzo di Bitcoin per tutto il 2018, molti progetti hanno cessato di esistere a causa della cattiva gestione dei fondi o della mancanza di sviluppo e idee o semplicemente perchè nascevano come SCAM.

Alcune startup hanno mantenuto i fondi in Ethereum, il che ha portato al loro deprezzamento durante il mercato ribassista e alla caduta di Ethereum da $ 1400 a $ 100, un bel contributo alla caduta del prezzo poi lo diede anche EOS, con la quale non sono stato molto amico, che si staccò dalla rete Ethereum vendendo una cifra spropositata di token Eth, nel momento migliore per loro.

Ma guarda caso, mentre là fuori ci si sparava e si facevano morti e feriti, il 2017 è stato un traguardo importante nello sviluppo della piattaforma Ethereum e delle criptovalute in generale.

Va notato che oltre a un numero enorme di progetti fraudolenti nati durante il boom dell’ICO, (qualcuno, purtroppo l’ho beccato anche io, ma come si dice, non sbaglia mai chi non fa un nulla nella vita) numerosi progetti interessanti e innovativi relativi alla blockchain hanno raccolto una quantità significativa di fondi e hanno continuato ad espandersi e svilupparsi, e l’elenco non è lunghissimo, ma nemmeno corto.

Inoltre, sono apparsi un pò di “concorrenti di Ethereum”, come EOS appunto, o Cardano e Tron, che a mio avviso sono partiti con troppa presunzione, cercando di imitare troppo Ethereum, ma un mio punto di vista.

Aggiornamento Metropolis: Bisanzio

La roadmap di Ethereum, come abbiamo visto anche precedentemente e pubblicata nel 2015, elencava i piani per il passaggio all’algoritmo Proof of Stake (PoS), è sempre stato nei piani di Ethereum arrivare a questo.

Uno degli aggiornamenti globali in programma che poi era la terza fase verso l’eliminazione del mining è stato l’aggiornamento di Metropolis, che è stato diviso in due parti: la prima parte denominata Bisanzio e la seconda parte denominata Costantinopoli.

Il 25 settembre 2017, l’hard fork di Byzantium (Bisanzio) si è tenuto sulla rete di test Ropsten e il 16 ottobre è stato effettauto sulla rete principale di Ethereum. L’Hard fork includeva nove protocolli di miglioramento, denominati EIP, acronimo di Ethereum Improvement Proposal. E le modifiche essenziali introdotte sono state il rinvio della “bomba di difficoltà”, che cercherò di spiegare in maniera (spero) semplice da comprendere.

PoS e Difficoltà nell’Introdurlo.

Devi sapere che il passaggio della rete al PoS (Proof of Stake) era pianificato durante l’aggiornamento di Serenity, ma a causa del debole sviluppo e del basso livello di fiducia nella tecnologia in quel momento, gli sviluppatori hanno deciso di posticipare il processo.

Durante la transizione al PoS, dovranno coesistere in parallelo due catene con algoritmi diversi e l’algoritmo PoW ospiterà i minatori che potrebbero rifiutarsi di effettuare la transizione, supportando la vecchia catena.

In previsione di ciò, gli sviluppatori hanno creato la cosiddetta “bomba di difficoltà“, un meccanismo di aumento esponenziale della difficoltà di mining per stimolare il passaggio al nuovo algoritmo e abbandonare il mining.

L’aumento artificiale della complessità mineraria è iniziato durante il primo lancio della rete Frontier nel 2015. Ma poiché la fase Serenity era ancora lontana, il cambio di difficoltà doveva essere rimandato. L’attivazione prematura della bomba di difficoltà è avvenuta nel giugno 2017 e da maggio a ottobre la difficoltà di estrazione è aumentata di dieci volte.

Quindi il tempo medio per trovare nuovi blocchi è raddoppiato, da 15 a 30 secondi.

L’hard fork di Bisanzio ha posticipato così l’aumento della difficoltà di estrazione e ridotto la ricompensa del blocco da 5 a 3 ETH.

Oltre a risolvere il problema del rallentamento della produzione, sono stati aggiunti anche gli zk-SNARK.

Gli zk-SNARK sono elementi crittografici sviluppati dal team  ZCash (Criptovaluta Anonima) , e consentono transazioni private fornendo interazione tra i blocchi Ethereum e Zcash.

Anche le capacità di Ethereum sono state ampliate, i costi del gas sono stati ottimizzati, la velocità di creazione dei blocchi è stata aumentata e sono state apportate modifiche al modo in cui funzionano i contratti intelligenti (questi ultimi concetti ora stanno andando un pò a farsi friggere da quando la DEFI è esplosa, ma anche questa è un’altra storia di cui parlerò presto)

Aggiornamento Metropolis: Costantinopoli

Inizialmente, l’hard fork Metropolis era previsto in un’unica fase, ma a causa della situazione con la difficoltà crescente e alcuni EIP, progettati per semplificare le versioni successive del protocollo che non erano ancora pronti, è stato necessario dividerlo in due fasi.

La seconda fase di Metropolis, l’hard fork di Costantinopoli, si è tenuta il 28 febbraio 2019 dopo vari rinvii e polemiche sterili dei detrattori.

Questo aggiornamento consisteva in 5 EIP e includeva le seguenti modifiche:

  1. miglioramenti per scalare la rete
  2. aumento della velocità di creazione dei blocchi
  3. soluzioni per migliorare il lavoro degli smart contract e ridurre i costi del gas
  4. ottimizzare e creare le condizioni per l’attivazione del protocollo Casper, finalizzato alla transizione a un algoritmo di consenso PoW / PoS ibrido

Così è stato necessario un altro rinvio di 12 mesi della “bomba di difficoltà”

La difficoltà di rete ha superato 3000TH a marzo 2018, raggiungendo un picco di 3500TH ad agosto, e la creazione di nuovi blocchi richiedeva circa 14-15 secondi.

Nel dicembre 2018, la difficoltà è scesa a 2000TH, dovuto sia alla chiusura di molti miners che al prezzo di ETH che scese da $ 800 a $ 100, dopodiché la difficoltà ha ripreso a salire.

L’aggiornamento di Costantinopoli ha ridotto la difficoltà della rete a 2000TH e il volume di emissioni è sceso da 3 a 2 ETH per unità.

L’ altro aggiornamento della rete, chiamato San Pietroburgo, è stato eseguito contemporaneamente a Costantinopoli. Il suo obiettivo era rimuovere un EIP dalla testnet Ethereum. L’aggiornamento di Costantinopoli, che avrebbe dovuto iniziare nell’autunno del 2018, è stato costantemente rinviato a causa di una vulnerabilità in questo EIP.

E via di nuovo al grido “Ethereum è una SCAMMMMM!!!”

Questa vulnerabilità fu rilevata dalla società ChainSecurity (società che si occupa per lo più di Smart Contract) e ha consentito agli aggressori di rubare i fondi degli utenti.

Questa vulnerabilità è chiamata “attacco ripetuto” ed era già avvenuto nella storia di Ethereum – l’ attacco a The DAO, di cui ho abbondantemente parlato nella prima parte di questa mini serie.

Conclusioni

Nel prossimo articolo, parlerò dell’ultimo importante aggiornamento della rete prima di iniziare la transizione graduale a Ethereum 2.0, cercherò di descrivere le fasi principali di questa transizione e ricorderò gli avvenimenti più importanti di Ethereum del 2019 e del 2020.

Naturalmente queste sono solo dati riportati ma dati oggettivi che cercano solo di spiegare quanta difficoltà e quanto sviluppo c’è stato, c’è e ci sarà ancora per Ethereum.

Se reputi possa essere interessante condividilo con amici, parenti e detrattori vari, non mi offendo.

Ci vediamo al prossimo articolo.

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