Bitcoin può essere un rifugio sicuro per i giornalisti veri?

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I compiti del giornalista sono semplici: informare il pubblico su eventi, problemi e sviluppi che influenzano direttamente o indirettamente le loro vite in maniera obiettiva e imparziale, denunciando all’occasione atti illeciti o comportamenti illegali.

APRO PARENTESI Lo so che noi in Italia non siamo abituati a questo tipo di giornalismo, ma siamo più abituati a quel tipo di giornalismo assertivo e servile, ma esistono ancora molti bravi giornalisti che però spesso hanno paura perchè lasciati soli. CHIUSA PARENTESI

Parte della loro routine quotidiana consiste nel condurre interviste, setacciare registrazioni private e trovare scoop. Questa raccolta di informazioni, soprattutto se si toccano grossi interessi, li mettono a rischio personale.

Nel il 2018, è stata rivelata una statistica preoccupante.

34 giornalisti sono stati uccisi per aver detto delle verità scomode. Parte di quelle uccisioni è stata una conseguenza delle loro scoperte o sono stati “incidenti“. Ma non sono solo le uccisioni che preoccupano, infatti l’anno scorso si è raggiunto un record con 251 giornalisti incarcerati.

A causa di ciò, l’UNESCO, una sezione dell’ONU incaricata della protezione della libertà di stampa e della libertà di espressione, (che ultimamente qui in Italia in molti hanno scoperto che esistesse a causa della nomina come ambasciatore per l’Italia di Lino Banfi) ha condannato l’uccisione e il carcere di giornalisti.

Come dimostrazione di solidarietà, hanno persino una pagina dedicata a questi “soldati caduti” che hanno pagato un prezzo enorme per la loro dedizione alla pace, alla libertà di espressione e alla democrazia.

La Tecnologia nasce sempre con scopi alti poi è l’uomo a farne un uso errato.

La tecnologia oggi è il luogo primario in cui i giornalisti si esprimono più liberamente e, dopo tutto, senza la stampa che espone la corruzione dilagante, senza che i cani da guardia locali rivelino atrocità sarà difficile per i governi o le aziende essere ritenuti responsabili e pagarne le conseguenze.

Per essere efficaci nella protezione l’UNESCO ha dichiarato:

“Collaborare nel lavoro di promozione della reciproca conoscenza e comprensione dei popoli, attraverso tutti i mezzi di comunicazione di massa e, a tal fine, raccomandare tali accordi internazionali che potrebbero essere necessari per promuovere il libero flusso di idee con parole e immagini”

È a causa di questi pericoli costanti e del deliberato soffocamento della libertà di stampa e, soprattutto, della libertà di espressione che la Human Rights Foundation vuole aiutare i giornalisti a imparare e ad usare Bitcoin per la loro sicurezza e privacy.

Si è sempre parlato di Bitcoin e la sua blockchain come mezzo da usare in un mercato nero, o per acquisti illegali nel Deep Web, o solo per mera speculazione, ma vediamo come potrebbe anche servire per scopi ben più elevati e alti.

Bitcoin come moneta new-age è più sicura dei tradizionali canali di pagamento come PayPal che possono essere disattivati ​​in qualsiasi momento e sono facilmente tracciabili e individuabili.

Completamente digitale, Bitcoin come protocollo, è in costante miglioramento e si possono apportare modifiche per aumentare la trasparenza ma anche aumentare la privacy, il che però non significa che sia completamente anonimo perchè può essere monitorato da piattaforme di intelligence blockchain come Chainalysis e anche Neutrino di CoinBase o non usando i giusti accorgimenti.

Tuttavia, rappresenta oggi l’opzione migliore che può indubbiamente aiutare il giornalista a svolgere il proprio lavoro indipendentemente dalla posizione in cui si possa trovare, come in paesi dove la libertà di stampa sia un’utopia o anche se si trovassero in zone pericolose del pianeta per indagini a rischio vita (oltre naturalmente in questo momento storico per salvare intere popolazioni dalla fame indotta da guerre economiche che portano ad iper inflazione.)

Attivisti o giornalisti che pensano di utilizzare Bitcoin per sfuggire agli sguardi indiscreti di un governo o di una corporazione autoritaria devono capire che tipo di tracce lasciano quando lo usano e se la natura della privacy del bitcoin sia sufficiente per le loro esigenze. Tuttavia, raggiungere questa comprensione richiede un certo sforzo ed è sicuramente possibile non lasciare alcuna traccia usando Bitcoin.

Il lavoro è in corso e lo sviluppo di funzionalità orientate alla privacy come Taproot, Schorr Signatures e Scriptless iniziano a funzionare, il protocollo Bitcoin sarà veramente decentralizzato e con un sistema di privacy più sicuro per tutti, compresi i veri giornalisti?

Nel frattempo, e consapevoli del fatto che i cambiamenti di protocollo sono sempre controversi, è compito dell’utente finale assumere un atteggiamento pro-attivo e impiegare diversi strumenti che rendono più difficile tracciare le loro transazioni crittografiche sia offline che onchain, e non sono di certo tramite exchange centralizzati o usando una qualsiasi blockchain centralizzata.

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